
Smettere di fumare non è sempre una questione di forza di volontà.
A volte, ciò che fa la differenza è ricevere un aiuto concreto nel momento giusto.
È uno degli spunti più interessanti di una revisione scientifica pubblicata nel 2026 sulla rivista Internal and Emergency Medicine, dedicata alle opportunità di avviare percorsi di cessazione del fumo direttamente nei pronto soccorso.
Dal consiglio all'azione: cosa cambia?
Dire a una persona che dovrebbe smettere di fumare è importante. Ma è sufficiente?
La ricerca, ripresa dal CoEHAR (Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo), analizza come un accesso al pronto soccorso possa diventare un'occasione per proporre ai fumatori interventi immediati e strumenti di supporto.
Tra le evidenze considerate figura lo studio clinico COSTED, condotto nel Regno Unito su 972 fumatori.
I risultati dello studio COSTED
I risultati dello studio COSTED

Lo studio, pubblicato nel 2024, ha confrontato due approcci:
- 7,2% di astinenza dal fumo verificata dopo sei mesi tra i partecipanti che avevano ricevuto una sigaretta elettronica, una breve consulenza e l'indicazione di servizi dedicati.
- 4,1% nel gruppo che aveva ricevuto le informazioni abituali sui servizi per smettere di fumare.
La differenza è interessante: offrire strumenti concreti insieme al supporto può favorire la cessazione del fumo.
Riduzione del danno: perché conta offrire alternative?
La riduzione del danno da fumo parte da un obiettivo preciso: eliminare l'esposizione alla combustione delle sigarette tradizionali.
Le evidenze scientifiche invitano a considerare non soltanto la motivazione personale, ma anche la disponibilità di strumenti e percorsi adeguati.
Ed è proprio questo il messaggio che emerge dalla ricerca: non basta sempre dire a un fumatore di smettere. Occorre anche aiutarlo a trovare una strada concreta per farlo.
